Il corso di specializzazione “Enogastronomia Ligure: identità, territori e narrazione del patrimonio” accompagna le Guide Turistiche abilitate alla scoperta dei sapori, delle tradizioni e dei paesaggi della Liguria. Cinquanta ore tra lezioni interattive, casi studio, degustazioni e didattica in esterno, ricche di strumenti concreti per progettare itinerari esperienziali. Focus sullo storytelling del patrimonio e sulla comunicazione dei valori di sostenibilità, biodiversità e identità locale. A guidare il percorso, come responsabile scientifico, è Umberto Curti, storico dell’alimentazione, saggista e docente esperto di enogastronomia ed etno-gastronomia ligure.

Chi è Umberto Curti e come nasce questo progetto formativo

Docente, saggista (circa una ventina i lavori specialistici che ha sin qui pubblicato) e consulente senior (si dedica alla Liguria da trenta anni), Umberto è il co-founder con Luisa Puppo di Welcome Management, società di marketing e formazione per il turismo e l’enogastronomia in Liguria. Turismo, etno-gastronomia e biodiversità sono i suoi contesti di specializzazione.

Da più di venti anni la collaborazione tra F.IRE Società Benefit e Welcome Management “esplora” gli àmbiti formazione e turismo in progetti rivolti a una pluralità di target – dai master post-laurea alla formazione continua. Nel 2023 questa sinergia è approdata anche ai corsi di qualifica GAE (Guida Ambientale Escursionistica) Regione Liguria, al cui interno Umberto cura i contenuti relativi al turismo sostenibile e all’offerta turistica territoriale, mentre Luisa si occupa del modulo di inglese tecnico-settoriale.

Insieme a Luisa, Umberto ha ideato e cura il ricco sito web Ligucibario, il più ampio e completo “alfabeto del gusto” dell’enogastronomia ligure, di recente definito dal web un’istituzione digitale.

Umberto, come è “costruito” questo corso?

La pagina dedicata sul sito di F.IRE dettaglia ovviamente descrizione, obiettivi e struttura del corso. In questa sede tengo tuttavia a sottolineare anzitutto due elementi.

Il primo è che il progetto poggia “inevitabilmente” anche sul successo sin qui ottenuto nelle 8 edizioni dei corsi GAE.

Il secondo è che, nella mia visione, al di là degli strumenti formativi impiegati, un corso del genere, sull’enogastronomia locale, deve configurarsi come storytelling a forte caratura esperienziale. Intendo dire che se ci prefiggiamo di rappresentare una Liguria a 360°, olistica, è opportuno connotare il corso di momenti il più possibile sensoriali e interattivi: degustazioni, testimonianze in aula, visite in esterna, mini project work.

Ci illustri ora i legami tra enogastronomia – patrimonio culturale – sostenibilità e biodiversità?

Beh, figure come Luigi Veronelli, Mario Soldati, Piero Camporesi, Giovanni Rebora… non solo ci dimostrano quanto l’enogastronomia sia tra i patrimoni a pieno titolo culturali, ma anche quanto le “microstorie” consentano di interpretare meglio la “macrostoria” consuetamente intesa. L’enogastronomia oggi è non a caso anche oggetto privilegiato della cosiddetta public history, poiché divulgarne i contenuti penetra in profondità dentro il genius loci delle comunità. Peraltro, noi viviamo purtroppo dentro un antropocene, dentro un modello (socioeconomico e) alimentare sovente “globalizzato”, che mette a repentaglio sia il futuro del pianeta che la salute degli individui.

Il corso è dunque anche un momento di condivisione e di sensibilizzazione sui temi della sostenibilità e della biodiversità, indagati anzitutto attraverso le cultivar autoctone, i prodotti con origine certificata, le filiere abbreviate, le tradizioni locali del saper fare.

Umberto, come ci approfondisci i legami tra storia enogastronomica ed educazione alimentare?

In un Paese come l’Italia, assurto di recente a patrimonio UNESCO anche per la convivialità della sua cucina, la storia enogastronomica deve concorrere a strategie di educazione alimentare. E nel caso della Liguria concorrere alla rappresentazione di una terra che è insieme marina e rurale-montana, mediterranea, connotata da pietanze ora più “patrizie” ora più popolari, con oggettive differenze tra il Ponente e il Levante, e con la straordinaria presenza – al centro – del porto di Genova, emporio d’ascendenza etrusca, e costante epicentro per l’import e l’export di merci ed alimenti. L’educazione alimentare non deve dar nulla per scontato, tanto più che anche in Italia i dati sull’obesità infantile si confermano allarmanti. Cibi spazzatura, provenienze poco tracciabili, mutagenesi, Italian sounding… Ripeto, l’educazione alimentare non deve dar nulla per scontato.

Cosa sono quelli che tu definisci i “conosciutissimi sconosciuti”?

Come le Guide ambientali escursionistiche si muovono di continuo tra fasce terrazzate, muretti a secco, serre, mulini, frantoi, caselle di pastori, tecci…, così la Guida turistica si muove di continuo tra botteghe storiche, sciamadde, mercati, musei di cultura materiale, artigianati… Ma, in trent’anni di carriera anche come docente, ho constatato che non pochi alimenti e piatti rimangono in realtà dei conosciutissimi sconosciuti. Quante persone padroneggiano davvero la differenza tra olio extravergine e olio d’oliva? Quante persone hanno ben chiari i significati di DOP e IGP? Quante persone sanno destreggiarsi tra le farine? Quante persone abbinano al meglio cibi e vini?

Una tua battuta finale?

Volentieri… Ecco allora che un corso come questo può certamente costituire un modello pilota su cui cantierare iniziative ulteriori. Ma anche un entusiasmante viaggio dentro i giacimenti liguri del gusto. E può rendere un valido servigio sia alla consapevolezza di ciò che mangiamo sia alle tante microeconomie che perpetuano fatiche e valori.

Conclusione: un invito a scoprire

Per rimanere aggiornati sulle iniziative rivolte ai corsi di specializzazione vi invitiamo a seguire il nostro blog e i canali social ufficiali.

Restate connessi per scoprire le novità e le opportunità che il progetto continuerà a offrire.